Descrizione


L'intervento per l'instabilità di spalla è il trattamento chirurgico delle lussazioni recidivanti e delle condizioni in cui l'articolazione gleno-omerale non riesce più a mantenere la propria stabilità. È particolarmente indicato nei pazienti giovani, sportivi o lavoratori manuali, in cui un'instabilità non trattata limita la quotidianità e può progressivamente danneggiare le strutture articolari.Le tecniche chirurgiche oggi disponibili, prevalentemente artroscopiche miniinvasive, permettono di ripristinare la stabilità della spalla con risultati duraturi, consentendo nella maggior parte dei casi il ritorno completo alle normali attività sportive e lavorative.

  Cos'è


Cos'è l'instabilità di spalla

L'instabilità di spalla è la condizione in cui la testa dell'omero non riesce più a mantenere il proprio rapporto naturale con la glena, l'alloggio anatomico della scapola. Si manifesta con episodi di lussazione (uscita completa dell'articolazione) o sublussazione (uscita parziale), che possono ripetersi nel tempo dando luogo a una condizione di lussazione recidivante.

Approfondisci cos'è l'instabilità di spalla, i sintomi e la diagnosi

  Valutazione


Quando è necessario l'intervento chirurgico

Nei pazienti più giovani, soprattutto sportivi, dopo un primo episodio di lussazione il rischio di recidiva è elevato. Per questo una corretta valutazione specialistica subito dopo il primo episodio è importante per pianificare il percorso più adatto.

Non tutte le lussazioni di spalla richiedono un intervento. Generalmente, dopo un primo episodio di lussazione, si propone un trattamento conservativo che prevede:

  • immobilizzazione temporanea dell’articolazione
  • terapia farmacologica per il controllo del dolore e dell’infiammazione
  • programma fisioterapico mirato al rinforzo dei muscoli stabilizzatori della spalla

L’intervento chirurgico viene preso in considerazione quando l’instabilità è persistente o quando si verificano episodi ripetuti di lussazione. Nella scelta dell’opportunità chirurgica influiscono diversi elementi:

  • età del paziente
  • numero di lussazioni avute
  • durata e intensità del dolore alla spalla
  • grado di impedimento durante l’attività sportiva o lavorativa
  • tipo di struttura muscolare
  • livelli di carico sportivo o lavorativo richiesti dal paziente

Nei giovani sportivi che praticano attività ad alto rischio, l’intervento può essere indicato anche precocemente per evitare il ripetersi degli episodi lussativi e le conseguenti lesioni associate.

Tecniche


In cosa consiste l'intervento

Esistono oggi diverse tecniche chirurgiche per il trattamento dell'instabilità di spalla. La scelta della tecnica più adatta viene effettuata in base alle caratteristiche cliniche e anatomiche del singolo paziente, secondo gli algoritmi più accreditati dalla letteratura scientifica.


Le due tecniche principali utilizzate sono:

  • la tecnica artroscopica (riparazione tipo Bankart)
  • l’intervento open secondo Latarjet

Tecnica artroscopica

La tecnica artroscopica è una procedura miniinvasiva e oggi ampiamente standardizzata che, se correttamente eseguita, offre eccellenti risultati con il ripristino delle attività lavorative e il ritorno allo sport allo stesso livello precedente l’episodio lussante.

L’intervento prevede tre piccole incisioni cutanee attraverso le quali si introducono l’artroscopio (una minicamera che permette di visualizzare l’interno dell’articolazione) e gli strumenti chirurgici. Una volta penetrati nello spazio gleno-omerale, si valutano accuratamente le lesioni a carico della glena e del cercine glenoideo, che generalmente appare disinserito e medializzato a seguito dell’episodio lussativo.

La procedura consiste nel riposizionare il cercine glenoideo nella sua sede anatomica corretta, fissandolo all’osso mediante ancorette dotate di fili di sutura. Contestualmente viene eseguita una capsuloplastica, ovvero una correzione della capsula articolare per ripristinare la giusta tensione dei tessuti stabilizzatori.

Il risultato è il ripristino del grado di stabilità precedente al trauma che aveva provocato la prima lussazione.

Tecnica open secondo Latarjet

L’intervento secondo Latarjet è una procedura a cielo aperto riservata, secondo gli algoritmi più accreditati, a specifiche categorie di pazienti:

  • soggetti giovani che praticano sport di contatto (rugby, calcio, arti marziali, basket)
  • pazienti con una significativa perdita ossea della glena (bone loss superiore al 20% della superficie)
  • casi di fallimento di precedenti interventi artroscopici

La tecnica prevede l’abbassamento e la fissazione di una porzione dell’apofisi coracoidea al davanti della parte sub-equatoriale della glena. Il tendine congiunto, che resta inserito sull’apice della coracoide trasposta, forma una sorta di amaca davanti alla glena: contro questa amaca si arresta la testa omerale nel movimento che potenzialmente provocherebbe la lussazione (extrarotazione con arto superiore abdotto).

Anche questa tecnica, se correttamente eseguita, consente la ripresa funzionale completa e il ritorno all’attività sportiva al medesimo livello precedente.

Che anestesia si usa

L’intervento per l’instabilità di spalla viene eseguito generalmente in anestesia combinata: un blocco anestetico del plesso brachiale (blocco interscalenico), che addormenta selettivamente l’arto superiore interessato, associato a una sedazione che permette al paziente di restare confortevole durante la procedura.

In alternativa, in base alle condizioni cliniche e alla valutazione dell’anestesista, può essere indicata l’anestesia generale.

Quanto dura l'intervento

La durata dell’intervento varia in base alla tecnica utilizzata e alla complessità del caso. Indicativamente:

  • Tecnica artroscopica: circa 60-90 minuti
  • Tecnica Latarjet: circa 90-120 minuti

  Trattamenti


Trattamenti per la spalla instabile

Il trattamento dell’instabilità di spalla dipende da diversi fattori: età del paziente, tipo di instabilità, numero di episodi, presenza di lesioni associate, attività sportiva e grado di limitazione funzionale.Non tutti i casi richiedono un intervento chirurgico. In alcune situazioni può essere indicato un percorso conservativo, mentre in altre, soprattutto in presenza di instabilità recidivante, può essere necessario valutare una stabilizzazione chirurgica.


I primi giorni


Subito dopo l’intervento, l’arto operato viene immobilizzato con un tutore specifico (di solito un reggibraccio con cuscino di abduzione) che protegge le strutture appena riparate. Il dolore post-operatorio è normalmente ben controllabile con terapia farmacologica e tende a ridursi progressivamente nei giorni successivi.

Ricovero



La degenza ospedaliera è generalmente breve, variabile in base alla tecnica utilizzata e alle condizioni generali del paziente. Per la tecnica artroscopica è spesso possibile un ricovero in regime di day hospital o di una notte; per la tecnica Latarjet la degenza può essere lievemente più lunga.

Gestione del tutore



Il tutore va indossato in modo continuativo per le prime settimane, anche durante la notte, fatta eccezione per i momenti di igiene personale e per gli esercizi indicati dal fisioterapista. La durata dell’immobilizzazione varia in base alla tecnica chirurgica e all’evoluzione individuale del paziente.

Riabilitazione


Recupero e riabilitazione

Il percorso riabilitativo è una fase fondamentale per il successo dell'intervento. Inizia generalmente circa una settimana dopo l'operazione e si articola in fasi progressive.


Fasi della riabilitazione

Giovane atleta in fase di recupero su cyclette dopo l'intervento alla spalla
  • Fase precoce (settimane 1-6): recupero progressivo della mobilità passiva, sotto la guida del fisioterapista, con il tutore ancora in uso.
  • Fase intermedia (settimane 6-12): rimozione progressiva del tutore, recupero della mobilità attiva, inizio del rinforzo muscolare.
  • Fase avanzata (dal terzo mese): rinforzo muscolare progressivo, recupero della propriocezione, preparazione al ritorno allo sport.

Tempi di guarigione

Giovane atleta torna ad andare in bici dopo il recupero dell'intervento alla spalla


I tempi di guarigione dipendono dalla biologia individuale dell’organismo, ovvero dalla capacità riparativa del singolo paziente. Mediamente la ripresa funzionale completa, cioè il ritorno alle normali attività lavorative e sportive, non avviene prima dei 4-5 mesi dall’intervento, sia per la tecnica artroscopica sia per la Latarjet.

Ritorno allo sport

Giovane atleta esegue un esercizio di mobilità della spalla con un bastone durante il recupero

Il ritorno allo sport è uno degli obiettivi principali per la maggior parte dei pazienti operati di instabilità di spalla. Indicativamente:

  • attività aerobica leggera (cyclette, corsa lineare): dopo 6-8 settimane
  • sport no-contact (nuoto stile libero a tecnica corretta, ciclismo): dopo 3-4 mesi
  • sport overhead e di contatto (pallavolo, pallanuoto, rugby, sport da combattimento): dopo 4-5 mesi

Il timing definitivo viene sempre stabilito sulla base della valutazione clinica e funzionale del singolo paziente, non solo del tempo trascorso dall’intervento.

  Rischi


Rischi e complicanze

Come ogni intervento chirurgico, anche l'operazione per l'instabilità di spalla comporta dei rischi, che restano contenuti grazie alle moderne tecniche e a una corretta selezione del paziente. Tra le possibili complicanze:

  • infezione (rara)
  • rigidità articolare post-operatoria
  • recidiva dell’instabilità (più frequente nei pazienti molto giovani con sport di contatto)
  • complicanze legate ai mezzi di sintesi (specifiche della tecnica Latarjet)
  • alterazioni transitorie della sensibilità cutanea nella zona operata

Una corretta indicazione chirurgica, la scelta della tecnica più adatta al singolo caso e un percorso riabilitativo strutturato contribuiscono a minimizzare significativamente questi rischi.

Visita


Quando rivolgersi allo specialista

È opportuno consultare uno specialista della spalla quando:

  • dopo un primo episodio di lussazione, anche se l’articolazione si è ridotta spontaneamente o in pronto soccorso
  • si verificano episodi ripetuti di lussazione o sublussazione (la spalla “esce” o ha sensazione di cedimento)
  • permane una sensazione di instabilità durante l’attività sportiva o lavorativa
  • il dolore o la paura del nuovo episodio limitano i movimenti e la qualità della vita

  Form di contatto


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    Domande frequenti sull'intervento per instabilità di spalla

    No. Dopo un primo episodio di lussazione si propone generalmente un trattamento conservativo basato su immobilizzazione, fisioterapia e rinforzo muscolare. L’intervento viene preso in considerazione quando l’instabilità è persistente, quando si verificano lussazioni recidivanti o, nei giovani sportivi ad alto rischio, già dopo il primo episodio se le condizioni cliniche lo suggeriscono.

    La tecnica artroscopica è miniinvasiva, prevede tre piccole incisioni e ripara il cercine glenoideo riposizionandolo nella sua sede naturale. La Latarjet è un intervento a cielo aperto che modifica la struttura ossea anteriore della glena, ed è riservata a casi specifici: giovani sportivi di contatto, perdita ossea significativa della glena, o fallimento di precedenti interventi artroscopici. La scelta dipende dalle caratteristiche cliniche e anatomiche del paziente.

    La ripresa dell’attività sportiva avviene per gradi. Le attività aerobiche leggere possono riprendere dopo poche settimane, mentre il ritorno completo agli sport di contatto o overhead richiede generalmente 4-5 mesi. I tempi precisi dipendono dalla risposta individuale al percorso riabilitativo.

    Il dolore post-operatorio è normalmente controllabile con terapia farmacologica e tende a ridursi progressivamente nei primi giorni. Il blocco anestetico del plesso brachiale fornisce un controllo del dolore prolungato anche nelle prime ore successive all’intervento.

    Nella maggior parte dei casi sì. Entrambe le tecniche utilizzate, se correttamente eseguite, permettono il ritorno all’attività sportiva al medesimo livello precedente l’episodio lussativo. Anche gli sport di contatto, dopo un adeguato percorso riabilitativo, sono generalmente possibili.

    In presenza di instabilità persistente, ad ogni nuovo episodio di lussazione le strutture articolari subiscono ulteriori microlesioni. Nel tempo questo può portare a danni della cartilagine, del cercine e dell’osso glenoideo, rendendo poi necessari interventi più complessi. Per questo è importante valutare con uno specialista il momento giusto per l’intervento.

    Sì, dopo l’intervento è necessario portare un tutore reggibraccio per le prime settimane, per proteggere le strutture appena riparate. La durata precisa dell’immobilizzazione dipende dalla tecnica utilizzata e dall’evoluzione individuale, e viene definita dal chirurgo nel corso dei controlli post-operatori.

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